sabato 26 dicembre 2009

UNIFICAZIONE FORZE DI POLIZIA: COSTI E BENEFICI

di Nelson Gregory Kaffir Boetie

Da una eventuale unificazione delle Forze di polizia vedrei soltanto benefici e notevoli risparmi di gestione, ed un indubbio vantaggio a favore dei cittadini che si tradurrebbe in una maggiore sicurezza per una più alta presenza delle stesse sul territorio.
Quello dell’unificazione è un annoso problema che impegna i nostri politici sin dal 1919, con tentativi più o meno concreti perché ciò si attuasse. Nel 1925 fu posto fine a tutti questi tentativi e da allora soltanto prove tecniche di unificazione, quelle quali il governo D’Alema ha provveduto a mettere una pietra tombale definitiva creando, unica nel suo genere sull’intero globo, la Quarta Forza armata.
Parto dal non concordare con chi asserisce il no alla fusione a prescindere, e soltanto in nome di un non comprensibile “orgoglio di appartenenza”. Anziché pensare a un bene collettivo quale può essere la sicurezza pubblica nel Terzo millennio, si pensa ancora ad un “orgoglio di appartenenza”.
La sicurezza non la si fa o non la si produce con “l’orgoglio di appartenenza”, tutt’altro. Il passato, i ricordi e le tradizioni è bene che non vengano mai cancellati, ma legare il futuro al passato mi dice che qualcosa non vada per il verso giusto, oppure che ci sia qualcos’altro di più profondo che impedisce tutto ciò, e che “l’orgoglio di appartenenza” sia soltanto lo specchietto per le allodole per non portare a compimento una unificazione oramai non più rimandabile.
E’ bene che le tradizioni rimangano vive, ma non devono essere una palla al piede per la mancata costruzione di un modello di sicurezza più economico ed efficiente.
Rimanendo sul Vecchio Continente, soltanto l’Italia può, a ragione, essere definita la nazione delle 1.000 Polizie e delle 1.000 uniformi, seguita molto da lontano, solo dalla Grecia e dalla Spagna.
Per andare verso un processo di unificazione, la politica dovrà dimostrare di avere una seria volontà di perseguire questi obiettivi, ed il coraggio di resistere alla “casta” del Comparto Sicurezza, rischiando anche momenti di impopolarità e di mancato consenso. Ho fatto cenno al consenso perché, e non vi è bisogno che entri nei dettagli, i Comparti Sicurezza e Difesa sono dei veri e propri serbatoi di voti. La politica se la sente di rischiare per il bene di tutta la collettività?Sarkozy, da ultimo in Europa, ha inserito la Gendarmeria, omolaga ai nostri Carabinieri, alle dirette dipendenze dell’Autorità nazionale della Sicurezza e cioè al Ministro dell’Interno, autorità civile. La Gendarmeria francese nacque ufficialmente il 16 febbraio 1791, ma la sua origine pare che risalga addirittura al 1600. Da questo esempio presero spunto molte altre Polizie europee, e tra queste proprio l’Arma dei Carabinieri (1886), nata quasi un secolo dopo la Gendarmeria francese.
Quindi un’arma come la Gendarmeria, più antica dei Carabinieri, e con un passato sicuramente non meno nobile, dopo alcuni secoli è passata alle dipendenze del Ministro dell’Interno, senza particolari prese di posizione o ostracismi vari. La Gendarmeria francese era, è, e sarà sempre, al servizio dei cittadini d’oltralpe con tutte le sue “gloriose” passate tradizioni.
L’Europarlamento da diverso tempo chiede ai Paesi membri un’unica Polizia con lo status giuridico civile, ma non mi risulta che questa esortazione in Italia sia stata mai presa in considerazione. E’ giustificabile per i cittadini, per la politica e per la sicurezza la presenza di cinque Forze di polizia, di cui due a competenza generale, che dialogano tra loro il minimo indispensabile?
Pensiamo ora ai vantaggi di un’unica Forza di polizia, con un’unica Sala operativa a dispetto dell’attuale pletora esistente, con tutti i problemi che questo comporta nella gestione delle risorse sia umane che tecnologiche. Il tasto dolente è proprio nel concetto di “unica Forza di polizia” che fa venire l’orticaria alla “casta”.Ogni Forza di polizia che è alle precise dipendenze di un Ministro, ha al proprio vertice un direttore centrale, si chiami esso Capo della Polizia o Comandante generale dell’Arma, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria o Corpo Forestale dello Stato, e via scendendo sino al livello provinciale, dove troviamo un questore per ogni provincia; con i relativi omologhi delle altre Forze di polizia. Se la politica avesse veramente l’intenzione di fare una seconda rivoluzione copernicana, molti dovrebbero rinunciare alla propria fetta di prestigio, partendo dalla politica stessa per finire con la “casta” delle Forze di polizia.
Allo stato delle cose, in Italia possiamo tranquillamente constatare l’esistenza di una quintuplicazione delle attività di Pubblica sicurezza che si svolgono in ambito terrestre, marittimo o aereo, senza peraltro calcolare le Polizie locali e quelle provinciali esistenti. Unificanto tutti questi settori si avrebbe una immediata riduzione dei costi e una presenza maggiore e costante sul territorio delle Forze di polizia. Il risparmio sarebbe rapido ed evidente.In atto abbiamo cinque cabine di regia nazionali (una per ogni Forza dell’ordine) mentre ne potremmo avere soltanto una. Abbiamo 103 province con 515 Sale operative (una per ogni Forza dell’ordine) quando ne potremmo avere soltanto 103. Da questo calcolo è ovvio che rimangono fuori le cosiddette Sale operative minori ed autonome nell’ambito di ogni singola Forza di polizia (quale Polizia Stradale, Reparto Volo, Frontiera terrestre, aerea e marittima, Reparto Mobili e così via) superando di almeno il doppio la soglia delle 515 Sale operative esistenti in ambito nazionale.
Non è necessario essere esperti in matematica per comprendere quanti uomini e donne delle Forze dell’ordine si potrebbero recuperare, non tralasciando situazioni di non secondaria importanza quale potrebbe essere un unico intervento, un unico atto di indagine, un unico ente sul posto dell’evento delittuoso o d’indagine.
All’interno di questa unica cabina di regia si dovrebbero, naturalmente, ipotizzare le diverse specializzazioni quali l’ordine pubblico, reati finanziari, giudiziaria, Polizia stradale, Polizia ambientale, penitenziaria, aerea, marittima, ecc. mantenendo di fatto quell’“orgoglio di appartenenza” che sempre più spesso viene rivendicato.
Le Forze di polizia sono paragonabili a delle vere e proprie aziende il cui prodotto da garantire è la sicurezza. Lo si vuole continuare a garantire con “l’orgoglio di appartenenza”, o comunque con i retaggi del passato? Personalmente credo di no. La responsabilità di una mancata unificazione e quindi di una maggiore efficienza, va ricercata esclusivamente nella classe politica e nelle pressioni che su questa vengono esercitate dalle varie baronie del Comparto Sicurezza.Per tornare ai costi, non credo che si possa neanche minimamente immaginare quale business possa ruotare attorno a questo Comparto in termini di attrezzature e risorse, con relativi costi di gestione e manutenzione.
Nonostante per legge dovrebbero esserci soltanto una banca dati nazionale interforze, di fatto ogni Forza di polizia ha un proprio Ced autonomo nazionale con le varie derivazioni territoriali, centinaia di Sale operative, ponti radio e frequenze, caserme, commissariati, stazioni, questure, legioni, autovetture, armi, elicotteri, aerei, natanti, centralini, uniformi, ecc.
Se avvenisse l’unificazione tutto si ridurrebbe ad un quinto, e di contro avremmo quattro quindi di personale in più al servizio della collettività. In Italia la forte resistenza ad una eventuale unificazione delle Forze di polizia ha un solo nome: Carabinieri. Carabinieri dai cui vertici è arrivato sempre un niet e un altolà alla politica, perché ciò non avvenisse. L’Arma si trova comodamente a cavallo tra due ottime situazioni: la prima delle quali è quella di essere stata elevata al rango di Quarta Forza armata, e l’altra di essere un Forza di polizia a competenza generale nell’ambito del Comparto sicurezza.
Ergo, l’Arma ha fatto una libera scelta chiedendo di diventare Quarta Forza armata ed è giusto che ciò vada rispettato. Ma è altrettanto vero che ciò non debba essere d’ostacolo a future scelte di unificazione. Come l’Arma ha chiesto e preteso di essere quella che è, credo che sia altrettanto giusto che ciò non ostacoli eventuali processi di unificazione, il cui unico scopo è un vantaggio per la collettività in termini di operatività e risparmio di risorse economiche che non sono cose di poco conto.
Non credo neanche che tutto il personale dell’Arma la pensi allo stesso modo e sarebbe cosa intelligente ed opportuna far esprimere l’intera base dell’Arma dei Carabinieri con un apposito referendum interno su quale sarebbe la scelta: se verso una unificazione o continuare ad esistere come Quarta Forza armata in un ambito militare e con una esclusiva competenza in quel settore.
Leggo su alcune delibere degli organismi di rappresentanza militari di base dei Carabinieri che per loro è irrinunciabile “la scelta di vita fatta nella gloriosa e insostituibile Arma dei Carabinieri”. Oppure che “l’assurda conseguenza di questa rivoluzione epocale sarebbe la perdita del più significativo simbolo dell’Arma: la bandoliera”. Gli italiani chiedono più sicurezza e loro si preoccupano di perdere la bandoliera, e ahimé c’è ancora chi si preoccupa di perdere la bandoliera... Sarebbe come parafrasare la logica usata da Maria Antonietta prima di essere ghigliottinata: “Maestà, il popolo ha fame e non c’è pane...” “Allora date loro delle brioches”.
L’attuale Ministro dell’Interno ci sta provando di nuovo, ma credo che la politica tutta sia chiamata a dare il proprio contributo, perché la soluzione al problema va trovata in tempi brevi. Se la politica si sente di agire nel vero interesse della collettività non deve far altro che portare in aula il provvedimento e renderlo legge dello Stato nel più breve tempo possibile, visto che l’attuale maggioranza ha già fornito ampia dimostrazione di approvare provvedimenti legislativi importanti in meno di un batter d’occhio.
L’unificazione delle Forze di polizia è un evento che richiederebbe la stessa rapidità di approvazione, superando gli interessi della politica e delle caste, il cui risultato sarebbe al solo vantaggio dei cittadini tutti, e delle casse dello Stato di cui tutti noi siamo parte.

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giovedì 24 dicembre 2009

QUALCUNO PARLA DI QUASI 100 EURO LORDI DI AUMENTO: LA VERITA' PURTROPPO È UN’ALTRA

La Finanziaria 2010 è ormai legge dello Stato con la definitiva approvazione al Senato.Come previsto, non vi sono state modifiche rispetto al testo che aveva avuto il via libera della Camera. L’approvazione della legge di bilancio si è intrecciata, nei giorni che hanno preceduto il Natale, con la convocazione da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica per la prosecuzione delle trattative legate al rinnovo del biennio economico 2008/2009, scaduto ormai da due anni. Una convocazione che la Consulta Sicurezza (SAP, SAPPe e SAPAF) assieme alla quasi totalità delle organizzazioni sindacali della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato, oltre ai Cocer della Guardia di Finanza e dell’Aeronautica, ha respinto con forza, rifiutandosi di partecipare ad una riunione che non serviva a niente, vista l’assenza di nuove e più congrue risorse. La situazione è la seguente e vogliamo dirlo con chiarezza ai colleghi. Così come con chiarezza dobbiamo dire che si tratta di una situazione vergognosa, nonostante qualcuno tenti di “spacciare” tra i colleghi l’idea che avremo quasi 100 euro lordi di incremento e che sarebbe da “irresponsabili” negare questo “aumento” al personale. Le cose non stanno così e la patacca è presto svelata. La Finanziaria appena approvata prevede 100 milioni di euro per la Specificità della nostra professione disponibili a decorrere da gennaio 2010 che vanno ad aggiungersi, per il biennio economico 2008/2009, alle risorse stanziate dalle precedenti leggi di bilancio, che hanno prodotto semplicemente incrementi pari al tasso di inflazione. Calcoli alla mano, l’aumento medio mensile lordo previsto per il biennio economico 2008/2009 è pari a 98,50 euro. Una somma che, al netto delle ritenute (circa il 40 per cento), diventa di circa 59 euro.Non è finita qui. A questo importo occorre detrarre 14 euro a titolo di vacanza contrattuale già percepiti e bisogna tenere conto che la somma comprende pure 12,77 euro a titolo di specificità. Arriviamo ad una somma di circa 32 euro netti mensili procapite. Una cifra già di per sé inaccettabile, che si abbasserà ulteriormente perché da questi soldi dovranno essere prelevate le risorse per una eventuale rideterminazione delle indennità accessorie che potrebbe essere decisa in sede contrattuale, compenso di lavoro straordinario compreso. Senza contare che da questa “importante somma”, che taluni vorrebbero far digerire ai colleghi, occorre togliere le risorse per la contrattazione di secondo livello (Fondo). Insomma, alla fine della fiera l’aumento potrebbe essere di 15/20 euro netti. Ulteriore precisazione: i 100 milioni previsti dalla Finanziaria insistono sul fondo destinato anche alla tutela della sicurezza pubblica di cui al comma 16 dell’articolo del decreto 112/2008 poi convertito in legge 133/2008.Si tratta delle risorse per la spesa corrente, per l’acquisto e la manutenzione delle nostre autovetture, per la benzina, per la gestione degli uffici. Insomma, aumenti da fame finanziati con soldi già destinati a noi. Non solo. A partire dall’anno prossimo il contratto sarà triennale: lo prevede la legge 150/2009 che ha modificato il decreto legislativo 195/1995. E per i miglioramenti economici legati al prossimo contratto che varrà, dunque, per il 2010, 2011 e 2012, la Finanziaria 2010 (art. 2, co. 11) ha stanziato solo le risorse pari alla vacanza contrattuale: 79 milioni per il 2010, 135 per il 2011 e 214 per il 2012. In soldoni, si tratta di risorse che serviranno per coprire il tasso di inflazione programmata dei prossimi due anni, assegnando qualche “spicciolo” in più (ma davvero poco in più) per il 2012. La situazione, ripetiamo, non è accettabile. Anche perché non si parla ancora di Riordino delle Carriere e di avvio della previdenza complementare, fondamentale per impedire ai nostri giovani di trascorrere in povertà i loro futuri anni di quiescenza. Un problema, quest’ultimo, che con la rivisitazione dei coefficienti di trasformazione dal 2010 (problema che, ripetiamo, non tocca gli “anziani” e chi sta per andare in pensione), si rivelerà concretamente drammatico per i colleghi con meno anni di servizio e anzianità alle spalle. Il SAP anche in questi giorni di festa continua la propria battaglia affinché gli impegni presi dal Governo non siano ulteriormente disattesi. La Camera ha votato un importante Ordine del giorno, sollecitato proprio dal nostro sindacato, per impegnare l’Esecutivo. E’ possibile muoversi anche nelle prossime settimane con un provvedimento “collegato” alla Finanziaria. Non ci interessa il mezzo o lo strumento, quel che conta è la sostanza. E la volontà politica.Soprattutto, conta la volontà degli operatori di quattro Corpi di Polizia (Guardia di Finanza compresa) che non vogliono ancora essere presi in giro. Il SAP non accetterà compromessi. Questo è sicuro.

ACCERTATA LA MALATTIA, IL LAVORATORE È LIBERO DI USCIRE


Dopo la visita fiscale l'obbligo di reperibilità non vale più. Purché ci si curi a dovere

Gli assenti per malattia possono uscire di casa dopo la visita del medico fiscale. Perché l'obbligo di reperibilità vale solo fino a quando non sia stato accertato lo stato di malattia. A dirlo non è il ministero della funzione pubblica, ma la Suprema corte di cassazione, con una sentenza del 2008, che oggi torna di stretta attualità (1942/90). Il caso riguardava un lavoratore che era uscito dopo la visita fiscale e che era stato sanzionato dall'Inps, che riteneva di avere diritto a disporre un ulteriore controllo medico dopo la prima visita fiscale. Secondo l'ente previdenziale, infatti, il lavoratore in malattia, anche se debitamente accertata da un medico di controllo, sarebbe tenuto per tutta la durata della malattia stessa a rispettare le fasce orarie di reperibilità per consentire accertamenti sul permanere delle sue condizioni patologiche. Tesi, questa, che è stata rigettata totalmente dalla Corte di cassazione che, per contro, ha affermato la piena facoltà del lavoratore assente per malattia di poter disporre liberamente del proprio diritto alla «locomozione». A patto che il medico fiscale abbia già visitato l'interessato. Secondo i magistrati superiori, «la limitazione alla libertà di locomozione imposta dal regime delle cosiddette fasce orarie di reperibilità» assume carattere eccezionale. E quindi, una volta accertato lo stato di salute (e cioè la malattia del lavoratore), la persistenza dell'obbligo si tradurrebbe in una imposizione di un riposo orario forzato quotidiano, che potrebbe addirittura non essere compatibile o comunque non avrebbe ragione riguardo a determinate forme patologiche la cui terapia potrebbe richiedere, per esempio, l'allontanamento dal luogo abituale di residenza per località più consone alle condizioni patologiche del soggetto (si pensi ai casi di asma allergica).
La limitazione potrebbe incidere cioè sui criteri e i metodi di cura della malattia i tempi e i luoghi di essa. La Corte ha sottolineato, inoltre, che il legislatore ha inteso rendere meno gravose le limitazioni delle fasce orarie di reperibilità, disponendo che il servizio di controllo dello stato di malattia e gli accertamenti preliminari al controllo stesso siano fatte nel più breve tempo possibile, nello stesso giorno, anche se domenicale o festivo. Secondo la Suprema corte, dunque, è evidente che il legislatore non ha voluto tutelare soltanto l'interesse del datore di lavoro al pronto accertamento della malattia, ma ha tenuto conto che non sempre uno stato morboso, che pur non rende idoneo il prestatore d'opera a determinati lavori, comporta necessariamente, per tutto il corso della malattia che egli rimanga nel suo domicilio o non svolga altre attività. Pertanto «accertato da competenti organi tecnici lo stato di malattia e formulato un giudizio prognostico», si legge nel provvedimento, «il legislatore non poteva strutturare un meccanismo restrittivo estendendolo ad ipotesi successive assolutamente eventuali fondate sul sospetto di un errore diagnostico valutativo da parte del medico che abbia effettuato il controllo o di un comportamento simulatorio o fraudolento del lavoratore». Insomma, vada per gli arresti domiciliari dalle 7 alle 13 e dalle 14 alle 20. Ma solo fino a quando non arriva il medico fiscale. Dopo di che scatta la libertà vigilata. Vigilata nel senso che se l'ammalato non si cura, e ciò comporta un prolungamento della prognosi, può essere ipotizzabile addirittura una responsabilità per danno erariale, con tanto di condanna da parte della Corte dei conti (sentenza n.21/2008 del 21 aprile 2008, sezione giurisdizionale per la regione Trentino Alto-Adige).

di Antimo Di Geronimo

Fonte: Italia Oggi – 28/04/2009

martedì 22 dicembre 2009

SICUREZZA: SINDACATI E COCER IN BUONA PARTE DISERTANO INCONTRO A FUNZIONE PUBBLICA


'DOPO I TAGLI PRODOTTI CON LA PRECEDENTE FINANZIARIA IL GOVERNO NON HA RISPETTATO GLI IMPEGNI ASSUNTI'


Roma, 22 dic. (Adnkronos) - Un ampio fronte di sindacati della Polizia di Stato (Siulp, Sap, Siap, Silp Cgil, Ugl Polizia, Coisp, Anfp), della Polizia Penitenziaria (Sappe, Osapp, Uil P.A. Penitenziari, Sinappe, Fns Cisl, Cgil F.P. e Uspp Ugl), del Corpo Forestale dello Stato (Sapaf, Ugl Corpo Forestale, Fesifo, Fns Cisl, P.A. Uil Forestali, Cgil F.P.), oltre al Cocer della Guardia di Finanza e al Cocer Aeronautica, non ha partecipato alla riunione convocata dal Dipartimento della Funzione Pubblica nella giornata odierna per il rinnovo del contratto 2008-2009, scaduto ormai da due anni."I motivi -affermano le organizzazioni assenti in una nota congiunta- sono tanti e tutti importanti. Il Governo, dopo i tagli prodotti con la precedente finanziaria, non ha rispettato gli impegni assunti e rispetto all'ultima riunione svoltasi il 16 settembre scorso, sempre per il rinnovo del contratto, non sono state apportate sostanziali novita', soprattutto per quel che riguarda lo stanziamentodi risorse economiche sufficienti"."Il Governo continua a limitarsi -proseguono i sindacati ed i cocer- ad incrementi pari al tasso inflattivo, il 3,2 per cento, che produrra' aumenti di circa 40 euro per Agente, senza per altro garanzia sugli arretrati. Le risorse economiche aggiuntive per il biennio economico 2008 - 2009, disponibili dal primo gennaio 2010 per valorizzare la specificità professionale, sono pari a cento milioni dieuro, pari alla meta' di quella stanziate per il biennio precedente".
"Il Governo, inoltre, nonostante gli impegni assunti e le ripetute promesse, non ha ancora avviato -aggiungono sindacati e cocer- i tavoli della previdenza complementare, tanto che i giovani appartenenti alle Forze dell'Ordine rischiano di trascorrere in poverta' i loro anni di vecchia, e non e' stata impressa la giusta accelerazione all'iter di approvazione del riordino delle carriere"."Del resto, come riconosciuto anche dal ministro Maroni, il Governo ha ridotto gli stanziamenti sugli appositi capitoli di spesa per il lavoro straordinario, con un taglio-sottolineano sindacati e Cocer- di 19 milioni di euro pari al 55 per cento dei servizi di ordine pubblico, con un taglio del 20.5 per cento del capitolo di spesa sulle missioni in Italia e all'estero, sulle manutenzioni degli impianti e degli alloggi collettivi, perfino dell'85 per cento sugli armamenti e su alcuni beni strumentali per garantire con efficienza la sicurezza dei cittadini".Per questo, la quasi totalita' dei sindacati della Polizia di Stato, della Polizia Penitenziaria, del Corpo Forestale dello Stato, oltre al Cocer della Guardia di Finanza e al Cocer Aeronautica, in linea con le strategie finora adottate che hanno portato tra l'altro alla grande manifestazione dei 40.000 in piazza a Roma a fine ottobre, ha dichiara la propria indisponibilita' a partecipare alla riunione del 22 dicembre e conferma il proprio stato di mobilitazione e agitazione fino a quando non vi saranno segnali chiari e concreti, da parte del Governo, per una netta inversione di tendenza", concludono sindacati e cocer.

lunedì 21 dicembre 2009

SALTA IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE PER IL BIENNIO 2008-2009. "PATTI NON RISPETTATI"

Polizia, i sindacati contro Brunetta "Solo parole, disertiamo l'incontro"

L'accusa: "Per i giovani delle Forze dell'Ordine una vecchiaia in povertà"


ROMA - I sindacati della polizia diserteranno l'incontro previsto per domani con il ministro della Funzione Pubblica. Le motivazioni in una lettera indirizzata direttamente a Renato Brunetta: "Le comunichiamo che non è nostra intenzione prendere parte all'incontro in questione perché non sono stati rispettati gli impegni assunti formalmente dalla compagine governativa". Firmato, "le organizzazioni sindacali del Comparto Sicurezza e Difesa delle Forze di Polizia". Il motivo, denunciano i sindacati, è molto semplice: "I giovani appartenenti alle Forze dell'Ordine rischiano di trascorrere in povertà i loro anni di vecchiaia" e il governo "non ha rispettato gli accordi". Durante l'incontro si sarebbe dovuto affrontare il tema della prosecuzione delle trattative e della concertazione per il biennio economico 2008-2009 per quanto riguarda il personale non dirigente delle Forze di Polizia ad ordinamento civile, ad ordinamento militare e le Forze Armate. "A fronte di tante dichiarazioni di intenti", lamentano i sindacati, la situazione è ancora in fase di stallo e per questo, aggiungono "confermiamo il nostro stato di agitazione e mobilitazione". "Rispetto all'ultima riunione da Lei convocata - si legge ancora - non si registrano novità che possano indurci a modificare l'indisponibilità a proseguire la trattativa per rinnovare un contratto che è scaduto ormai da due anni, caso più unico che raro anche rispetto al resto del pubblico impiego. L'offerta governativa continua a limitarsi ad un incremento pari al tasso inflattivo, il 3,2 per cento, senza per altro fornire garanzie sugli arretrati che il personale deve percepire".
Per i sindacati, inoltre, "urge procedere all'avvio dei tavoli della previdenza complementare. In questo caso, il Comparto Sicurezza risulta fortemente penalizzato rispetto al restante pubblico impiego e, anche in considerazione delle modifiche al sistema previdenziale previste dal 2010, i giovani appartenenti alle Forze dell'Ordine sono in una posizione particolarmente critica".
(21 dicembre 2009)

Indagine conoscitiva sulla riforma fiscale: audizione del professor Tommaso Di Tanno